Riabilitazione del mascellare gravemente atrofico con impianti tradizionali, zigomatici e pterigoidei

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Casi clinici
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

IL CASO CLINICO

Il caso riguarda una grave atrofia del mascellare superiore, con una disponibilità ossea molto ridotta sia nei settori posteriori sia, in misura importante, nei settori anteriori.
La particolare conformazione anatomica non permetteva di adottare in modo prevedibile una riabilitazione standard basata esclusivamente su impianti convenzionali, né una soluzione semplificata con quattro o sei impianti distribuiti secondo i protocolli convenzionali per il mascellare atrofico.

LA DIFFICOLTÀ ANATOMICA

La valutazione del caso evidenziava una situazione nella quale era necessario utilizzare in modo selettivo le aree di osso realmente disponibili. Anteriormente era presente una quantità di osso sufficiente per posizionare due impianti convenzionali.
Nei settori posteriori, invece, l’atrofia non consentiva un posizionamento implantare tradizionale. La morfologia degli zigomi permetteva inoltre di utilizzare due impianti zigomatici, ma non offriva le condizioni anatomiche per impostare una riabilitazione basata esclusivamente su quattro impianti zigomatici.

UNA SOLUZIONE PROGETTATA SULL’ANATOMIA DEL PAZIENTE

Il caso richiedeva quindi una strategia combinata, costruita sulle diverse disponibilità ossee presenti nel mascellare. La soluzione ha previsto l’integrazione di due impianti convenzionali anteriori, due impianti zigomatici e due impianti pterigoidei.
L’obiettivo era ottenere una distribuzione implantare utile alla riabilitazione dell’intera arcata, utilizzando differenti strutture anatomiche di ancoraggio invece di forzare il caso all’interno di un unico protocollo implantare.

IMPIANTI ZIGOMATICI E PTERIGOIDEI

Gli impianti zigomatici consentono, nei casi indicati, di sfruttare l’osso zigomatico come sede di ancoraggio quando il mascellare posteriore presenta una grave atrofia.
Gli impianti pterigoidei permettono invece di ricercare un ancoraggio nella regione pterigoidea posteriore, offrendo una possibilità ulteriore nei casi nei quali la disponibilità di osso mascellare convenzionale è molto limitata.
In questo caso le due strategie sono state utilizzate insieme agli impianti anteriori convenzionali, creando una riabilitazione ibrida e specificamente adattata all’anatomia del paziente.

PERCHÉ NON UN PROTOCOLLO STANDARD?

Uno degli aspetti più importanti del caso è che la soluzione non è stata scelta applicando automaticamente un protocollo predefinito. La quantità e la distribuzione dell’osso disponibile non rendevano indicata una soluzione standard basata esclusivamente su impianti convenzionali o su quattro impianti zigomatici.
La pianificazione ha quindi seguito un principio anatomico: utilizzare ogni area di ancoraggio disponibile in modo razionale, combinando tecniche differenti per raggiungere un risultato protesico complessivo.

PIANIFICAZIONE E DIAGNOSTICA

In un caso di questa complessità la pianificazione deve partire da una valutazione tridimensionale dell’anatomia del mascellare, dello zigomo e delle strutture posteriori, integrata con il progetto protesico.
La CBCT e la pianificazione digitale consentono di valutare i corridoi implantari e di definire la strategia chirurgica in relazione alla futura riabilitazione. La scelta tra impianti convenzionali, zigomatici e pterigoidei viene quindi effettuata sulla base dell’anatomia individuale.

DALLA DIAGNOSI ALLA RIABILITAZIONE

Il caso rappresenta un esempio di implantologia avanzata nel quale il trattamento viene costruito intorno alla situazione anatomica del paziente. La combinazione di differenti tipologie implantari permette di sfruttare più zone di ancoraggio e di progettare una riabilitazione completa del mascellare superiore.
Il risultato finale deve essere valutato non soltanto in termini di numero e posizione degli impianti, ma in relazione alla stabilità della riabilitazione, alla funzione e al progetto protesico complessivo.

IL PROTOCOLLO DELLO STUDIO

Nei casi di grave atrofia mascellare, lo Studio considera differenti possibilità implantari in funzione della distribuzione dell’osso residuo. Oltre agli impianti convenzionali, possono essere valutati impianti zigomatici, pterigoidei e, quando indicati, altre soluzioni avanzate.
L’obiettivo è evitare di applicare una tecnica in modo automatico e individuare invece la combinazione più coerente con anatomia, progetto protesico e condizioni cliniche del paziente.

DATI ESSENZIALI DEL CASO

  • Condizione: grave atrofia del mascellare superiore
  • Settori anteriori: disponibilità ossea sufficiente per due impianti convenzionali
  • Settori posteriori: disponibilità ossea fortemente ridotta
  • Ancoraggio zigomatico: due impianti zigomatici
  • Ancoraggio pterigoideo: due impianti pterigoidei
  • Strategia: combinazione di impianti convenzionali, zigomatici e pterigoidei
  • Obiettivo: riabilitazione completa del mascellare superiore mediante una strategia personalizzata

È possibile riabilitare un mascellare molto atrofico combinando impianti diversi?

In casi selezionati è possibile progettare una riabilitazione combinando differenti tipologie di impianti, quando l’anatomia e il progetto protesico lo consentono.

Quando possono essere utilizzati gli impianti zigomatici?

Possono essere considerati nei pazienti con grave atrofia del mascellare superiore quando è disponibile un adeguato ancoraggio nell’osso zigomatico.

Cosa sono gli impianti pterigoidei?

Sono impianti progettati per ottenere ancoraggio nella regione pterigoidea posteriore e possono rappresentare una soluzione nei casi di ridotta disponibilità ossea posteriore.

Perché combinare impianti convenzionali, zigomatici e pterigoidei?

La combinazione può essere indicata quando la distribuzione dell’osso residuo è molto disomogenea e differenti zone anatomiche possono offrire possibilità di ancoraggio complementari.

Un mascellare atrofico può essere trattato con una sola tecnica implantare?

Non necessariamente. Nei casi complessi la strategia deve essere individualizzata sulla base dell’anatomia e del progetto protesico.

Nota clinica

La scelta e la combinazione delle diverse tipologie implantari richiedono una valutazione clinica e radiologica individuale, con particolare attenzione all’anatomia tridimensionale e al progetto protesico. Le immagini documentano uno specifico caso clinico e non costituiscono indicazione generalizzabile.

Lascia un commento