Un metodo collaudato, dalla prima valutazione al mantenimento, per risultati predicibili nel tempo
Un trattamento odontoiatrico importante non dovrebbe iniziare dalla scelta di una terapia.
Dovrebbe iniziare dalla comprensione della persona, della sua situazione clinica e di ciò che desidera realmente ottenere.
Per questo, allo Studio Specialistico Dott. Bindi, ogni caso viene affrontato attraverso un percorso strutturato che parte dalla prima valutazione, costruisce una diagnosi completa, definisce un progetto terapeutico personalizzato e accompagna il paziente fino alla conclusione del trattamento e al mantenimento nel tempo.
Il Metodo Studio Bindi nasce da questo principio:
Prima comprendere, poi diagnosticare, quindi progettare, trattare, verificare e mantenere.
È un approccio applicabile sia ai trattamenti più semplici sia ai casi complessi che richiedono l’integrazione di conservativa, implantologia, protesi, chirurgia, ortodonzia ed estetica.
- La prima visita: prima di curare, bisogna capire
La prima valutazione rappresenta il punto di partenza dell’intero percorso.
Non è semplicemente una visita finalizzata a individuare un dente da trattare.
È un momento dedicato a conoscere il paziente e a comprendere il quadro complessivo.
Durante la prima valutazione vengono approfonditi:
- il motivo per cui il paziente si è rivolto allo Studio;
- i problemi che percepisce;
- ciò che desidera modificare;
- le aspettative rispetto al trattamento;
- gli obiettivi funzionali ed estetici;
- le esperienze odontoiatriche precedenti;
- le priorità personali;
- eventuali timori o esigenze particolari;
- gli obiettivi realistici che possono essere raggiunti.
Un piano di trattamento efficace deve infatti essere clinicamente corretto, ma anche coerente con la persona che lo dovrà affrontare.
Ascoltare il paziente è quindi parte della diagnosi.
- La diagnosi: costruire una visione completa
Dopo il colloquio iniziale, il caso viene studiato attraverso gli elementi diagnostici necessari.
A seconda delle caratteristiche individuali possono essere utilizzati:
- esami radiografici;
- panoramica dentale;
- diagnostica tridimensionale quando indicata;
- CBCT;
- fotografia clinica;
- fotografia tridimensionale;
- scansioni intraorali;
- registrazioni dell’occlusione;
- valutazioni funzionali;
- analisi dei rapporti tra denti, arcate e strutture anatomiche;
- strumenti digitali per la valutazione della dinamica mandibolare e muscolare, quando indicati.
L’obiettivo è non fermarsi a ciò che appare immediatamente evidente.
Un problema dentale può essere collegato alla funzione, all’occlusione, ai tessuti, alla posizione degli elementi, alla disponibilità ossea o alla situazione complessiva della bocca.
Per questo il caso viene studiato come un sistema, non come una somma di singoli denti.
- Dalla bocca al paziente digitale
La tecnologia digitale permette oggi di raccogliere informazioni che possono essere integrate all’interno di un unico modello diagnostico.
La scansione intraorale consente di acquisire digitalmente le arcate e i rapporti occlusali; gli esami tridimensionali possono fornire informazioni sulle strutture anatomiche; fotografia e scansioni facciali possono aggiungere riferimenti estetici e morfologici.
Nei workflow digitali complessi, l’integrazione di CBCT, scansioni intraorali e dati tridimensionali permette di costruire un modello digitale utile alla pianificazione. (ANDI Firenze)
Allo Studio Bindi questo concetto viene integrato all’interno del percorso diagnostico:
il paziente viene progressivamente trasformato in un record digitale completo, sempre disponibile per lo studio e la verifica del caso.
Questo permette di avere un riferimento iniziale da confrontare durante le diverse fasi del trattamento.
- La funzione: non guardiamo soltanto ciò che si vede
Un trattamento odontoiatrico non riguarda soltanto la posizione dei denti.
In molti casi è necessario comprendere anche come il sistema funziona.
Per questo, quando indicato, vengono valutati:
- occlusione;
- rapporti tra le arcate;
- dinamica mandibolare;
- movimenti funzionali;
- componenti muscolari;
- rapporti articolari;
- modalità con cui il paziente utilizza il proprio sistema masticatorio.
Gli strumenti digitali e i sistemi di registrazione funzionale possono contribuire alla raccolta e all’analisi di queste informazioni.
L’obiettivo è evitare che un problema estetico venga trattato senza considerare la funzione, oppure che una riabilitazione funzionale venga progettata senza considerare il risultato estetico.
- Dal dato alla diagnosi
La tecnologia, da sola, non produce una diagnosi.
Produce dati.
È il lavoro clinico del professionista e del team che permette di interpretarli.
Per questo il Metodo Studio Bindi non consiste semplicemente nel possedere strumenti digitali avanzati.
Consiste nel mettere in relazione le informazioni raccolte.
Dati clinici, radiografici, fotografici, digitali e funzionali vengono letti all’interno del quadro complessivo del paziente.
Solo dopo questa fase è possibile stabilire quali siano realmente i problemi da affrontare e quali siano le priorità.
- Progettare prima di trattare
Una volta completata la diagnosi, viene costruito il progetto terapeutico.
Il trattamento viene quindi pensato prima della sua esecuzione.
A seconda delle necessità, il progetto può coinvolgere:
- odontoiatria conservativa;
- parodontologia;
- implantologia;
- chirurgia orale;
- chirurgia implantare;
- protesi;
- ortodonzia;
- estetica dentale;
- riabilitazioni complesse;
- gestione e ricostruzione dei tessuti;
- procedure estetiche complementari, quando indicate.
In un caso complesso non è necessariamente una singola disciplina a determinare il percorso.
È il progetto complessivo a stabilire quali competenze devono intervenire, in quale ordine e con quale obiettivo.
- Conservare quando è possibile, sostituire quando è necessario
Il Metodo Studio Bindi non parte dall’idea che ogni problema debba essere risolto con un impianto.
Quando un dente può essere conservato con una prognosi favorevole, la conservazione viene valutata come una possibilità terapeutica.
Quando invece la sostituzione rappresenta la soluzione più appropriata, viene progettata la riabilitazione complessiva.
Nel caso implantare, quindi, non si considera soltanto dove inserire un impianto.
Si considera dove dovrà trovarsi il dente che verrà successivamente realizzato, quali saranno i rapporti con i tessuti, quale sarà la funzione e quale risultato estetico dovrà essere raggiunto.
È il principio della progettazione protesicamente guidata.
- Chirurgia guidata, navigata e dinamica
Quando il caso richiede una procedura implantare o chirurgica, la pianificazione digitale può permettere di studiare virtualmente il trattamento prima dell’intervento.
L’integrazione tra dati radiologici tridimensionali e scansione intraorale può consentire di pianificare la posizione implantare in relazione all’anatomia e al progetto protesico. (ANDI Firenze)
In funzione del caso possono essere utilizzati diversi approcci:
Chirurgia guidata
La pianificazione digitale viene trasferita sul campo operatorio attraverso una guida chirurgica progettata sul caso.
Chirurgia navigata
Il sistema di navigazione permette di seguire durante l’intervento la posizione degli strumenti rispetto alla pianificazione virtuale.
Chirurgia dinamica
La pianificazione viene utilizzata come riferimento durante l’intervento attraverso un sistema dinamico, mantenendo la possibilità di adattare l’azione chirurgica alle condizioni riscontrate.
La scelta della tecnica non viene quindi determinata dalla tecnologia disponibile, ma dalle necessità cliniche del singolo paziente.
- Ortodonzia, protesi ed estetica all’interno dello stesso progetto
Nei casi interdisciplinari, l’ortodonzia può essere necessaria per creare le condizioni corrette prima di una riabilitazione.
Allo stesso modo, una riabilitazione protesica può richiedere una fase chirurgica, parodontale o ortodontica preliminare.
L’estetica viene quindi integrata nel progetto complessivo e non affrontata come un elemento indipendente.
La pianificazione digitale può inoltre permettere di utilizzare modelli virtuali e documentazione fotografica per comunicare e verificare meglio il progetto estetico. (www.managementodontoiatrico.it)
Il principio rimane sempre lo stesso:
prima si stabilisce dove si vuole arrivare, poi si decide come arrivarci.
- Il team multidisciplinare
Nei casi complessi il risultato non dipende soltanto dalla qualità della singola procedura.
Dipende dal coordinamento tra le diverse fasi.
Per questo il caso viene seguito attraverso un team multidisciplinare, nel quale le competenze vengono integrate in funzione del progetto.
La sequenza terapeutica viene organizzata per stabilire:
- cosa deve essere fatto;
- perché deve essere fatto;
- chi deve intervenire;
- quando deve intervenire;
- quali condizioni devono essere raggiunte prima della fase successiva;
- come verificare il risultato.
Il paziente non viene quindi trasferito semplicemente da uno specialista all’altro.
Il caso rimane un unico progetto.
- Controllare il percorso
Un trattamento non dovrebbe essere valutato soltanto alla fine.
La documentazione digitale permette di confrontare la situazione iniziale con quella raggiunta durante il percorso.
Fotografie, scansioni, modelli digitali e altri dati possono essere utilizzati per verificare l’evoluzione.
Questo permette di mantenere il trattamento sotto controllo e, quando necessario, di modificare la pianificazione.
La predicibilità non significa promettere un risultato identico in ogni paziente.
Significa ridurre l’imprevedibilità attraverso diagnosi, progettazione, controllo e verifica.
- Il trattamento non termina con l’ultima seduta
La conclusione della terapia non rappresenta la fine del percorso.
Rappresenta l’inizio del mantenimento.
Denti naturali, impianti, protesi, tessuti e risultati ortodontici devono essere controllati nel tempo.
Il mantenimento viene quindi organizzato in funzione delle caratteristiche individuali del paziente e del trattamento eseguito.
L’obiettivo è:
- mantenere la salute dei tessuti;
- controllare la stabilità del risultato;
- intercettare precocemente eventuali modificazioni;
- mantenere funzione ed estetica;
- intervenire tempestivamente quando necessario.
Un risultato realmente progettato deve essere progettato anche per essere mantenuto.
- Quando il problema non riguarda soltanto i denti
La perdita dentale prolungata e l’atrofia dei tessuti possono modificare non soltanto la bocca, ma anche l’aspetto dei tessuti molli e dell’intero volto.
In alcuni pazienti, dopo la riabilitazione dentale e il recupero dei corretti supporti, possono rimanere modificazioni estetiche legate alla perdita di volume o agli effetti dell’atrofia.
Quando indicato, il progetto può quindi comprendere anche una valutazione degli aspetti estetici extra-orali, attraverso procedure dedicate e nel rispetto delle specifiche competenze professionali.
L’obiettivo non è aggiungere una procedura cosmetica alla terapia.
È valutare il volto nel suo insieme e capire se, una volta ristabiliti i corretti rapporti dentali e dei tessuti, esistano ulteriori aspetti che possano essere armonizzati.
- Il Metodo Studio Bindi in otto fasi
01 — ASCOLTARE
Comprendere il paziente, le sue esigenze e le sue aspettative.
02 — DIAGNOSTICARE
Raccogliere e interpretare tutti i dati clinici necessari.
03 — DIGITALIZZARE
Costruire la documentazione digitale e, quando indicato, il modello digitale integrato del paziente.
04 — PROGETTARE
Definire obiettivi e sequenza terapeutica.
05 — COORDINARE
Integrare le diverse competenze specialistiche.
06 — TRATTARE
Eseguire le procedure pianificate con le tecnologie più appropriate.
07 — VERIFICARE
Controllare l’evoluzione e il risultato.
08 — MANTENERE
Proteggere nel tempo il risultato raggiunto.

DOMANDE FREQUENTI SUL METODO STUDIO BINDI
Come si svolge la prima visita dal dentista?
La prima visita inizia dall’ascolto del paziente e dalla comprensione delle sue esigenze, aspettative e problematiche. In base alla situazione vengono raccolti i dati clinici e diagnostici necessari per costruire una valutazione completa. La prima visita rappresenta quindi l’inizio del percorso diagnostico, non semplicemente un controllo dei denti.
Cosa viene fatto durante una prima visita odontoiatrica?
Durante la prima valutazione vengono raccolte informazioni sulla situazione clinica e sulle esigenze del paziente. Possono essere effettuati esame clinico, fotografie, radiografie o altri esami diagnostici e, quando indicato, scansioni intraorali e ulteriori rilevazioni digitali. Gli esami vengono scelti in funzione delle necessità del singolo caso.
La prima visita dal dentista serve solo a controllare i denti?
No. Una valutazione completa deve considerare denti, gengive, occlusione, funzione, tessuti e, quando necessario, strutture anatomiche più profonde. Deve inoltre tenere conto delle aspettative del paziente e degli obiettivi che desidera raggiungere.
Come viene fatta la diagnosi odontoiatrica?
La diagnosi viene costruita integrando anamnesi, visita clinica ed esami scelti in relazione al caso. Possono essere utilizzati fotografia, radiografie, CBCT, scansione intraorale, modelli digitali e valutazioni funzionali. L’obiettivo è ottenere una visione complessiva prima di definire il trattamento.
Che cos’è una diagnosi digitale in odontoiatria?
È un approccio nel quale diverse informazioni cliniche vengono acquisite e integrate in formato digitale per studiare il caso e pianificare il trattamento. Nei casi appropriati possono essere combinati scansione intraorale, immagini tridimensionali, fotografie e altri dati digitali. (DM Il Dentista Moderno)
Che cos’è il paziente digitale?
Il paziente digitale è una rappresentazione digitale costruita attraverso l’integrazione di diversi dati diagnostici, come scansioni intraorali, fotografie e immagini tridimensionali quando necessarie. Può essere utilizzato per studiare, progettare e controllare il trattamento.
A cosa serve lo scanner intraorale?
Lo scanner intraorale permette di acquisire digitalmente le superfici delle arcate dentali e i rapporti tra le arcate. Il modello digitale può essere utilizzato per diagnosi, progettazione, comunicazione con il laboratorio e pianificazione di diverse procedure odontoiatriche. Nei workflow implantari digitali viene spesso integrato con i dati radiologici tridimensionali. (ANDI Firenze)
La scansione intraorale sostituisce le impronte tradizionali?
In molte procedure la scansione intraorale può sostituire l’impronta fisica, ma la scelta dipende dal tipo di trattamento e dalle condizioni del caso. La scansione digitale costituisce oggi una componente importante di numerosi workflow protesici, ortodontici e implantari.
Perché fare una TAC Cone Beam dal dentista?
La CBCT fornisce immagini tridimensionali delle strutture anatomiche e viene utilizzata quando le informazioni necessarie non possono essere ottenute adeguatamente con esami più semplici. In implantologia può essere integrata con la scansione intraorale per la pianificazione digitale. (ANDI Firenze)
Che cos’è la chirurgia implantare guidata?
È una modalità di chirurgia nella quale la posizione degli impianti viene pianificata digitalmente e trasferita all’intervento attraverso una guida chirurgica. Il workflow può integrare CBCT, scansione intraorale e progettazione virtuale. (ANDI Firenze)
Che differenza c’è tra chirurgia guidata e chirurgia navigata?
Nella chirurgia guidata la pianificazione viene trasferita al campo operatorio attraverso una guida chirurgica. Nella chirurgia navigata, invece, un sistema di navigazione consente di seguire durante l’intervento la posizione degli strumenti rispetto alla pianificazione digitale.
Che cos’è la chirurgia dinamica?
È un approccio di chirurgia computer-assistita nel quale la pianificazione digitale viene utilizzata come riferimento durante l’intervento attraverso un sistema dinamico. Può offrire maggiore flessibilità intraoperatoria rispetto a una guida statica. (ANDI Firenze)
La chirurgia guidata è migliore della chirurgia tradizionale?
Non esiste una tecnica migliore in assoluto per ogni paziente. La scelta dipende dall’anatomia, dal tipo di riabilitazione, dalla complessità del caso e dagli obiettivi terapeutici. La chirurgia computer-assistita è uno strumento di pianificazione ed esecuzione che deve essere indicato sulla base delle caratteristiche individuali.
Come si pianifica un impianto dentale?
La pianificazione parte dalla diagnosi e dalla valutazione dell’anatomia e del progetto protesico. Quando indicato, CBCT e scansione intraorale possono essere integrate in un modello digitale per studiare posizione, inclinazione e rapporti dell’impianto con le strutture anatomiche e con il futuro dente. (ANDI Firenze)
Come viene affrontato un caso implantare complesso?
Un caso implantare complesso viene studiato considerando contemporaneamente anatomia, tessuti, funzione, occlusione, estetica e progetto protesico. Quando necessario, vengono integrate più discipline e utilizzati strumenti di pianificazione digitale e chirurgia computer-assistita.
Quando è meglio salvare un dente e quando mettere un impianto?
La scelta dipende dalla prognosi del dente, dalle condizioni dei tessuti, dalla funzione e dal quadro complessivo del paziente. Un impianto non dovrebbe essere considerato automaticamente la prima soluzione: quando un dente può essere conservato con una prognosi favorevole, la sua conservazione deve essere valutata.
Perché serve un approccio multidisciplinare in odontoiatria?
Perché alcuni casi coinvolgono contemporaneamente denti, gengive, osso, occlusione, funzione, estetica e protesi. L’integrazione tra competenze permette di progettare le diverse fasi come parti di un unico trattamento invece di affrontarle come interventi separati.
L’ortodonzia può essere integrata con implantologia ed estetica?
Sì. In alcuni casi l’ortodonzia può essere necessaria per creare le condizioni corrette prima di una riabilitazione implantare o protesica. Può inoltre essere integrata con il progetto estetico complessivo.
Che cos’è una riabilitazione orale complessa?
È un trattamento nel quale devono essere risolti contemporaneamente più problemi funzionali, biologici, protesici ed estetici e che può richiedere l’integrazione di diverse discipline odontoiatriche.
Quanto è importante l’estetica nella pianificazione odontoiatrica?
L’estetica è parte integrante del progetto quando il trattamento modifica il sorriso o l’aspetto del volto. Deve però essere valutata insieme alla funzione, alla salute dei tessuti e alla stabilità del risultato.
Perché si fanno fotografie dentali durante il trattamento?
Le fotografie permettono di documentare la situazione iniziale, analizzare caratteristiche estetiche e morfologiche e confrontare nel tempo l’evoluzione del trattamento. Nei workflow digitali possono essere integrate con altri dati diagnostici.
Perché si utilizzano fotografie e scansioni 3D del volto?
Quando indicate, possono fornire informazioni complementari sui rapporti tra denti, labbra e volto e contribuire alla pianificazione estetica. Le tecnologie di scansione facciale 3D vengono oggi integrate anche con CBCT e scansioni intraorali nei workflow implantoprotesici. (www.managementodontoiatrico.it)
Il Metodo Studio Bindi è adatto solo ai casi complessi?
No. Il metodo di valutazione e pianificazione può essere applicato a casi di diversa complessità. Nei casi complessi, tuttavia, l’integrazione tra diagnosi digitale, progettazione e competenze multidisciplinari assume particolare importanza.
Il trattamento viene deciso durante la prima visita?
La prima visita serve a comprendere il paziente e a impostare il percorso diagnostico. In un caso complesso, il piano terapeutico definitivo può richiedere ulteriori esami, analisi e valutazioni prima di essere formulato.
Perché non si può stabilire subito quale trattamento fare?
Perché una terapia corretta deve basarsi sulla diagnosi. Stabilire il trattamento prima di aver compreso completamente il problema può significare prendere una decisione senza tutte le informazioni necessarie.
Come viene scelto il trattamento più adatto?
Il trattamento viene scelto considerando diagnosi, prognosi, funzione, anatomia, estetica, aspettative del paziente, possibilità terapeutiche e obiettivi a lungo termine.
Il trattamento viene seguito sempre dallo stesso professionista?
La gestione del caso dipende dalla sua complessità. Nei trattamenti interdisciplinari possono intervenire professionisti con competenze differenti, coordinati all’interno di un unico progetto terapeutico.
Perché il mantenimento è importante dopo un trattamento odontoiatrico?
Perché il risultato deve essere protetto nel tempo. Controlli periodici permettono di monitorare denti, gengive, impianti, protesi e stabilità del trattamento e di intercettare eventuali modificazioni precocemente.
Il risultato di un trattamento odontoiatrico può durare per sempre?
Nessun trattamento può essere considerato indipendente dal comportamento del paziente, dalla biologia e dal trascorrere del tempo. Una corretta diagnosi, una progettazione adeguata, una buona esecuzione e un programma di mantenimento possono contribuire alla stabilità del risultato nel tempo.
Cosa significa “risultati predicibili”?
Significa progettare il trattamento sulla base di una diagnosi completa e di un percorso strutturato, verificando le diverse fasi e riducendo per quanto possibile gli elementi di imprevedibilità.
Non significa promettere un risultato identico o garantito per ogni paziente.
IL METODO STUDIO BINDI IN UNA FRASE
Ascoltare il paziente, conoscere il caso, costruire il paziente digitale, progettare il trattamento, coordinare le competenze, verificare il risultato e mantenerlo nel tempo.
Questo è il Metodo Studio Bindi.
